Lettera mai spedita a un amore finito con un silenzio…
Cara ,
sì, cara nonostante tutto e nonostante me. Nonostante tutto quello checi è capitato e nonostante tutto ciò che mi è passato perla testa durante queste settimane perse. Ora, con la mia penna torno indietroe ricordo tutto, ricordo quanto faceva caldo e come la tua mano tremava quandoteneva la mia.
Ma andiamo per gradi. Durante il mio camposcuola, ogni volta che avevo una pausa,andavo in camera per accendere il cellulare e vedere se c’era un tuo messaggio.Ma ne trovavo pochi, e quei pochi erano anche freddi. Ancora non capivo niente,non capivo perché tu non mi volevi vedere per una settimana… ci stavomale, e la notte ti pensavo. "Casa Nazareth" è bella per l’ambienteche ti circonda, pieno di verde e di fauna… e ogni volta che con i bambini alzavamolo sguardo per guardare le stelle, io, dopo aver visto Venere (Omero diceva: "éspero,la stella più bella della notte") e le altre, guardavo sempre e soltantola stella polare. "Chissà cosa starà facendo la mia stellapolare…" e sospiravo, dopo l’ennesima volta che accendevo il cellulare,ormai "morto"… abbassavo lo sguardo e facevo la solita smorfia chefaccio quando mi sento scazzato.
Sabato mi mandasti quel messaggio, in cui dicevi che saresti uscita con Sara eil suo amico di Castelfranco Veneto. Mi incazzai non tanto perché sarestiuscita con le tue amiche (e con sto tizio) ma solo perché sembrava chenon te ne fotteva un emerito cazzo di niente di me… quanto mi sei mancata inquel periodo… io te lo dicevo e tu non ci credevi… allora mi dicesti che stavischerzando, adesso credo proprio che parlavi seriamente.
Sabato tornai a casa con 2 ore di ritardo sulla tabella di marcia, perchéun genitore ci aveva fatto il bidone, e dovevamo cercare un rimedio per portarea casa quei 5 disgraziati di mocciosi che di notte non avevano intenzione di dormire…
Tornai a casa stremato. Quella sera (e così domenica) non uscii di casa,perché ero troppo stanco. Nel frattempo ci mandavamo ancora sms e tu nonvolevi spiegarmi che cazzo ti stava succedendo… Io capivo sempre meno. Capiisoltanto che avevo passato una settimana di merda senza la mia ragazza… cheamavo.
Domenica sera, poi, mi mandi un sms, nel quale mi dicevi che cosa ti era successo.Mi dicesti che non mi amavi più, ma ke ora avevi ritrovato i motivi peramarmi… Se avevo passato una settimana di merda, quella sera stetti veramentemale. E cominciai a capire. Cominciai a capire che la tua lunaticità mifaceva male, e capii anche la nostra storia forse poteva volgere alla fine.
Nei giorni successivi avevo notato un tuo distaccamento nei miei confronti…scrivevo questo nel mio diario personale: "respiro sono fuori casa sua mimanca il fiato so che non dovrei fare così non dovrei aver paura di incontrarequella persona eppure ieri mi hascioccato con 5 parole: io nn ti amavo più…esubito dopo mi dice che aveva ritrovato i motivi per amarmi, per trarre da meciò che le faceva notare dell’affetto, o un qualcosa di misterioso chela faceva stare bene…mi manca il respiro anche strasera….dobbiamo uscire,ma ho paura paura di essere abbandonato paura di abbandonarla perché forsenon mi ama più…stamattina quando ci baciavamo sentivo un po’ di distaccoe di freddezza in lei… ma perché? cosa le ho fatto? o cosa nn le ho fatto?è vero cazzo che stava incazzata con la vicina (o meglio quella che abitasopra casa sua) però… non so… è possibile che non riesce a calmarsie a dedicarmi cinque minuti di calma e di totale affetto?? è lunatica,ma le voglio un kasino di bene, e mi sentirei veramente male a lasciarla… masarebbe meglio per me essere lasciati che lasciare…"
E ancora martedì 22 sera, ti chiesi: "Mi ami?" e mi rispondesti:"Sì… credo…"
Da allora capii che da un momento all’altro mi avresti lasciato.
Mercoledì 23 non siamo usciti. Tu sei uscita con Sara (credo, non ricordobene) e io sono uscito con Giuliano. Ci siamo bevuti una birra a stomaco vuoto,e abbiamo parlato di molte cose. Verso le 23:30 lui si ritirò a casa sua,io l’accompagnai (abita al Colosseo). Ma siccome non avevo né sonno nèvoglia di ritirarmi a casa, decisi di camminare per un po’, da solo, in un postoisolato. Quindi me ne andai nei pressi della Trinità. Conosco bene queiluoghi. La mia prima ragazza abitava lì, da quelle parti, e eravamo solitipasseggiare per quelle vie desertiche dove non passa mai nessuno, se non i residenti.Imboccai quella stradina dove c’è la statua di padre Pio. Lì, allafine, ci sono dei cubi di pietra, oltre i giardini di don pedro. Era mezzanotte,e mi sedetti. Quella stradina era male illuminata, tanto che riuscii a scorgerele stelle. Il mio sguardo cadde subito alla stella polare. E piansi, per non soquanto tempo, forse qualche secondo, forse parecchi minuti… non lo so. Quandosi è da soli, non si riesce mai a capire quanto tempo è passato…e così, stetti male. Non facevo che pensare a te… come un coglione, sì,come un coglione.
Credo di averti già parlato di Catullo. Catullo era un giovane poeta latinoche scriveva versi per la sua Clodia (che lui chiamava Lesbia, non so perché).Catullo era un coglione anch’egli. Egli dedicava i suoi versi alla sua amata,mentre lei lo trattava come una pezza per i piedi.
Senti cosa scriveva:
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Carmen VIII
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Miser Catulle, desinas ineptire, et quod vides perisse perditum ducas. Fulsere quondam candidi tibi soles, cum ventitabas quo puella ducebat amata nobis quantum amabitur nulla. Ibi illa multa cum iocosa fiebant, quae tu volebas nec puella nolebat, fulsere vere candidi tibi soles. Nunc iam illa non vult: tu quoque impotens noli, nec quae fugit sectare, nec miser vive, sed obstinata mente perfer, obdura. Vale puella, iam Catullus obdurat, nec te requiret nec rogabit invitam. At tu dolebis, cum rogaberis nulla. Scelesta, vae te, quae tibi manet vita? quis nunc te adibit? cui videberis bella? quem nunc amabis? Cuius esse diceris? quem basiabis? Cui labella mordebis? At tu, Catulle, destinatus obdura. |
Povero Catullo, smetti di fare il pazzo, e considera ciòche vedi perduto perduto per sempre. Brillarono un giorno per te splendidi giorni di sole, quando te ne andavi dove la tua ragazza (ti) portava, amata da me quanto non sarà amata nessuna. Allora lì sifacevano molti giochi d’amore, che tu volevi e (che) la ragazza non rifiutava. Splendevano davvero per te giorni luminosi. Ora lei non vuole +:e anche tu,ke nn puoi farci nulla,nn volere, e non inseguire coleiche fugge, e non vivere miseramente, ma sopporta con mente ferma, resisti. Addio, fanciulla. Catullo ormai resiste, e non ti cercherà, nonti chiederà a te che non vuoi; ma tu sarai addolorata, quando nonsarai chiesta da nessuno. Sciagurata, mal per te! Che vita ti rimane? Chi ora si avvicinerà a te? A chi sembrerai bella? Ora chi amerai?Di chi si dirà che tu sia (la ragazza)? Chi bacerai? A chi mordicchieraile labbra? Ma tu, Catullo, risoluto resisti.
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Quel 24 luglio, malgrado fossero le 11 di mattina, intrapresi il viale del tramonto.
Nella settimana subito successiva al 24 luglio, non volevo neanche incontrarti.Anche se non provavo odio (come del resto, non lo provo neanche ora), mi sentivomalissimo. Mi sembrava che tutto intorno fosse morto, malgrado fossimo in pienaestate…
Mi sentivo come Catullo in questo carme, famosissimo:
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Carmen LXXXV
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Odi et amo. quare id faciam, fortasse requiris. nescio, sed fieri sentio et excrucior. |
Odio e amo. Come possa fare, forse chiedi. Non (lo) so, ma sento che accade, e soffro. |
Non credevo fosse possibile, ma non ho mai sofferto così tanto. Mai. Ripeto,io non ti ho mai odiato, né ti odio. Ma non riesco neanche a volerti benecome se tu fossi semplicemente un’amica. Te lo dico molto chiaramente: non riusciremomai a ritornare amici come prima. MAI. Forse, se avrò il coraggio e sela vigliaccheria non mi invaderà il cuore continuerò a salutartie a parlare con te, come se niente fosse mai successo. Ma non ti aspettare tuttoquesto nei prossimi giorni o nelle prossime settimane. Ancora adesso, cerco dileggere le mie poesie come se le avessi scritte ad una amica, ma non ècosì, non faccio altro che ingannare me stesso. Se le hai ancora, provaa leggerle come una amica… se ci riesci ti faccio una statua, ma nel frattemponon voglio parlare. Ecco perché ti scrivo una lettera. Non perchésono più bravo a scrivere che a parlare (non sono bravo né nell’unoné nell’altro…) ma perché in fondo sono un vigliacco che bevequalche birra di troppo per riuscire a disinibirsi e pe trovare le parole giuste.Adesso sono le 5 di mattina…
Francesca Ruggieri mi diceva che il tempo è guaritore: a me peròserve un tempo indeterminato. Non so neanche io quanto tempo mi serva.
Non stare male per me, non ne vale assolutamente la pena. Io sto cadendo di nuovonell’indifferenza che mi ha caratterizzato per molto tempo. Non è per causatua, ma a causa della vita. Continua a uscire con le amiche e non ti curare diuno sfigato con gli occhiali che cammina con altri sfigati… ci si fa compagniaa vicenda…
Insieme ti mando un disegno fatto da me… abbi pazienza, non sono un disegnatore…non sono nessuno, ora.