diario di un fannullone

11 marzo 2005

Archiviato in: Di tutto, di più — nicola @ 10:44 pm

POETI

Vanno due a due i poeti, verso chissa’ che luna,
amano molte cose, forse nessuna,
alcuni sono ipocriti, gelosi come gatti,
scrivono versi apocrifi, fatti cosi’ sciatti.

Sognano di vittorie e premi letterari,
pugnalano alle spalle gli amici piu’ cari,
quando ne trovano uno, ubriaco in un fosso,
per salvargli la vita, gli tirano addosso.

Pero’ quando si impegnano lo fanno veramente,
convinti come sono di servire alla gente,
firmano grandi appelli per la guerra e per la fame,
vecchi mosconi ipocriti, vecchie puttane.

Vanno due a due i poeti, poi ritornano quasi sempre,
come gli alberi di Natale, quando arriva Dicembre,
si specchiano nelle vetrine, dentro ai loro successi,
poveri poeti soliti, quasi sempre gli stessi.

Pero l’avvenimento, il piu’ spettacolare,
e’ quando in televisione li vedi arrivare,
profetici e poetici, sportivi ed eleganti,
pubblicare loro stessi, come fanno i cantanti.

Vanno due a due i poeti, attraversano le nostre stagioni,
passano poeti brutti e poeti buoni
e quando fra i buoni poeti, ne trovi uno vero,
e’ come partire lontano, come viaggiare davvero.

(Francesco De Gregori)

1 marzo 2005

Archiviato in: Di tutto, di più — nicola @ 10:26 am

per Mario Luzi

ALLA VITA

Amici ci aspetta una barca e dondola
nella luce ove il cielo s’inarca
e tocca il mare, volano creature pazze ad amare
il viso d’Iddio caldo di speranza
in alto in basso cercando
affetto in ogni occulta distanza
e piangono: noi siamo in terra
ma ci potremo un giorno librare
esilmente piegare sul seno divino
come rose dai muri nelle strade odorose
sul bimbo che le chiede senza voce.
Amici dalla barca si vede il mondo
e in lui una verit? che precede
intrepida, un sospiro profondo
dalle foci alle sorgenti;
la Madonna dagli occhi trasparenti
scende adagio incontro ai morenti,
raccoglie il cumulo della vita, i dolori
le voglie segrete da anni sulla faccia inumidita.
Le ragazze alla finestra annerita
con lo sguardo verso i monti
non sanno finire d’aspettare l’avvenire.
Nelle stanze la voce materna
senza origine, senza profondit? s’alterna
col silenzio della terra, ? bella
e tutto par nato da quella.

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