diario di un fannullone

29 luglio 2005

epigramma

Archiviato in: Di tutto, di più, con lei, pace, pensieri in libertà, poesia — nicola @ 9:55 am

Noi non avremo pace in questo mondo
il vento ci accarezzerà nel viaggio
e le risate allieteranno ferite
fresche di lama: loro non ci avranno.

19 luglio 2005

alla fine

Archiviato in: il giovane Holden — nicola @ 12:31 pm

Un sacco di gente, soprattutto questo psicanalista che c’è qui, continuano a domandarmi se quando tornerò a scuola a settembre mi metterò a studiare. È una domanda cosí stupida, secondo me. Voglio dire, come fate a sapere quello che farete, finché non lo fate? La risposta è che non lo sapete. Credo di sí, ma come faccio a saperlo? Giuro che è una domanda stupida.

10 luglio 2005

rileggendo “alla sera” di Foscolo

Silenzio di sottofondo, l’unico rumore a quest’ora è causato dalle mie dita sui tasti. E basta. Nulla più. Ho messo sul giradischi "Alla Sera"

Forse perché della fatal quiete
tu sei l’immago, a me si cara vieni,
o Sera!

…vieni oh Sera, vieni ancora ad accarezzarmi, a tirarmi quanti veemente versi di voluttuosità, puoi baciarmi e lasciarmi graffi sulle braccia e sulla schiena se vuoi…

E quando ti corteggian liete
le nubi estive e i zeffiri sereni,

…mentre sopra di noi poche nuvole si addensavano noi ci appartavamo lontano da tutto il trambusto della società, e il vento leggero ascoltava le mie parole e le tue risate…

e quando dal nevoso aere inquiete
tenebre e lunghe all’universo meni,

…brividi di paura, l’adrenalina si mischia all’ansia…

sempre scendi invocata, e le secrete
vie del mio cor soavemente tieni.

…tìrami ancora a te, scava anche tu col tuo cucchiaio di vetro, grida e arrabbiati con me, baciami, ridiamo, ci abbracciamo, parliamo dei nostri amici, del domani ma soprattutto dell’oggi…

Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
che vanno al nulla eterno;

…mentre la baciavo ho tenuto gli occhi aperti, avevo paura che l’espressione dei suoi occhi non fosse come pensavo, e per fortuna mi sono sbagliato. Un brivido mi ha percorso la schiena, su dritto verso il collo, irrigidendomi la schiena, come un peregrino stanco del viaggio mi sono accasciato su di lei.

e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme
delle cure onde meco egli si strugge;

…questo tempo maledetto, sempre più ingrato sempre più inumano… c’è una chiesa che suona in lontananza…

e mentre guardo la tua pace, dorme
quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.

…e guardo la tua pace che si è appoggiata su di me, mentre il mio spirito guerriero ancora combatteva la tua tristezza, e rimanevo ancora senza parole davanti ai tuoi occhi da gattino appena sveglio e cercavo una musica, un dipinto o delle parole per descrivere la bellezza infinita di un finito momento, senza successo. Riuscirà a trovare pace in te quel mio spirito orgoglioso che tanto mi stimola, che tanto mi getta a terra?

Kandinsky, Improvisation N° 18

VI - Al mattino
(dopo aver letto Alla sera, di Foscolo)

Mi porti nuovi segni di speranza
con quelle differenze sostanziali,
come tra le etiche e le morali,
che gridi con silenzio, con costanza.

E quando mostri tutta la sostanza
di te, permetti, a noi mortali, scali
in porti mai veduti, senza i mali
di società racchiuse in una stanza.

Le tue nubi giocano con noi,
coi nostri occhi e con i nostri umori,
ma io so che sei uno scrigno pieno

e imparerò a conoscerti, se vuoi,
ogni mio giorno, scansando dolori
inutili; agli altri non vengo meno.

7 luglio 2005

da “il giovane Holden”

Dialogo tra Holden e la sorellina Phoebe. Perché mi ritrovo così tanto in queste parole?

Poi, tutt’a un tratto, disse: - Oh, ma perché l’hai fatto? - Voleva dire perché mi ero fatto buttare fuori un’altra volta. Mi diede una certa tristezza, come lo disse.
- O Dio, Phoebe, non stare a far domande. Ne ho piene le tasche di tutti quanti che mi domandano la stessa cosa, - dissi. - Ci sono perché da vendere. Era una delle scuola peggiori che mi sia mai capitata. Piena di gente balorda. E gretta. Mai vista tanta gente gretta in vita tua. [...] Non mi va giù nemmeno di parlarne. Era una scuola schifa. Parola.

[...]

- A te non ti piace niente di quello che succede.
Quando disse così mi fece sentire ancora più depresso.
- Ma sì che mi piace! Sì che mi piace! Naturale che mi piace. Non dire così. Perché diavolo dici così?
- Perché non ti piace. Non ti piace nessuna scuola. Non ti piacciono un milione di cose. Non ti piace.

1 luglio 2005

Felicità

Archiviato in: amici, con lei, filosofia, pensieri in libertà, poesia, politica, scuola — nicola @ 6:38 pm

Effimero
riflesso
delle auto
sulle onde increspate;
si sbattono
su noi
per mera
necessità-destino;
il bacio
donato
non calmerà,
all’alba, la vacuità;
è solo un
riflesso
di luce
creata… scomparirà…

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