Miklós Radnóti è uno dei più famosi poeti ungheresi. Oserei dire il Salvatore Quasimodo della terra di Attila; era un importante traduttore di poesie classiche, si chiamava come me (Nicola in ungherese si dice Miklós) ed è morto ucciso dai Nazisti. Oggi non è nessun anniversario, ma le sue parole sono così belle…
"s az iskolába menvén, a járda peremén,
hogy ne feleljek aznap, egy k?re léptem én,
ím itt e k?, de föntr?l e k? se látható,
nincs m?szer, mellyel mindez jól megmutatható.
Hisz b?nösök vagyunk mi, akár a többi nép,
s tudjuk miben vétkeztünk, mikor, hol és mikép,
de élnek dolgozók itt, költ?k is b?ntelen,
és csecsszopók, akikben megn? az értelem,
világít bennük, ?rzik, sötét pincékbe bújva,
mig jelt nem ír hazánkra újból a béke ujja,
s fojtott szavunkra majdan friss szóval ?k felelnek.
Nagy szárnyadat borítsd ránk virrasztó éji felleg."
1944. január 17.
Sul marciapiede un giorno andando a scuola | per non essere interrogato | salivo su una pietra. | Eccola qua, ma di sopra neppur essa si vede | non esiste apparecchio che la possa rilevare. | E’ vero, siamo peccatori, noi come gli altri popoli, | e riconosciamo la nostra colpa, quando, come, dove, | ma ci sono anche innocenti, lavoratori o poeti, | e lattanti, in chi crescerà la ragione, | la conserveranno, nascosti in buie cantine, | finchè non arrivi la pace nel nostro paese, | risponderanno freschi loro alla nostra soppressa voce. | Coprici con le tue grosse ali, nuvola della notte.