diario di un fannullone

29 giugno 2006

e fa rima con ieri

Archiviato in: con lei, il giovane Holden, poesia — nicola @ 11:02 pm

Promettimi

Promettimi una notte d’un’estate
in cui le stelle ci sorprenderanno
a dare nomi senza le vocali
ai fiori che riposano nei vasi.

Il vento ruberà le consonanti,
compito nostro disegnare nuovi
simboli con i tuoi occhi, fonte d’acqua
che m’acquïeta e non mi fa dormire.

25 giugno 2006

La cosa importante

Archiviato in: Di tutto, di più, il giovane Holden — nicola @ 10:00 pm

La cosa importante è questa: saper ignorare un orologio, un calendario, qualsiasi data e credere che sia un unico grande meraviglioso giorno. Non importa se ogni tanto finisce il caffè e bisogna dormire, sono solo dei battiti di ciglia e il sole ci sta già riaccecando.

In fondo, ne sono certo, la rivedrò tra qualche secondo.

24 giugno 2006

smettila

Archiviato in: il giovane Holden — nicola @ 3:11 am

Odio il tuo vittimismo. Se non stai male, non sei felice. Sei masochista, ecco la verità. Smettila, o farai del male a chi ti è affianco.

22 giugno 2006

caldo

Archiviato in: il giovane Holden — nicola @ 1:22 pm

Non riesco più ad esprimermi come vorrei, a manifestare i miei interessi, a palesare i miei sentimenti. Non ci riesco più. E mi rendo conto che sopportarmi è giorno dopo giorno un’impresa sempre più ardua, sia per lei sia per la mia famiglia e i miei amici.

Mi sento pressato, compresso in una scatola di latta arruginita, figlia illegittima di una Storia che si autoproclama, tronfia e ingorda, “Moderna”. Ma mai come ora c’è un ritorno alle caverne, alla lotta per il fuoco con le clave e per un pezzo di carne.

I girasoli, quelli piantati nel giardino pensile di casa mia, novella Babilonia, forse stanno bruciando per il gran caldo di questi giorni. Quei girasoli, che per me dicono tutto, lo fanno in un assordante silenzio.

Datemi un po’ d’acqua nel mio sottovaso, affinché io possa durare qualche giorno in più senza restare troppo in agonia. Regalatemi un po’ di ombra dal mondo di sopra, portatemi nella Corte dei Miracoli, ne sento il bisogno.

18 giugno 2006

Giuro

Archiviato in: il giovane Holden — nicola @ 6:04 pm

Giuro che vorrei essere davvero padrone del mio tempo, delle mie parole, delle mie spalle. Padrone solo di me stesso. Autosufficiente. Annegato in un solipsismo da tradurre nei dialetti più eufonici. Così. E chiudermi le orecchie con qualche frase retorica come “Ho fatto del mio meglio, non è colpa mia”. Spegnere il cellulare, per sempre. Farmi quattro risate, da solo. Non avere più altri desideri, accontentarmi di quello che già ho. Rileggere “Il giovane Holden”, tradurlo, riuscire a tradurre il titolo in italiano sarebbe secondo me grandioso. Continuare i miei studi sulla linguistica, e magari camparci su.

Ma a chi racconto le mie balle?

16 giugno 2006

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

Archiviato in: il giovane Holden — nicola @ 12:58 pm

Di Cesare Pavese 
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi,
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.

Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

8 giugno 2006

solitudine

La solitudine shackerata (si scriverà così??) alla stanchezza e al sonno arretrato (tanto, tantissimo, troppo) è versata nel bicchiere opaco dell’incertezza.

Se non sto con lei o con dei veri amici (zio Vomito e Parvoccio e pochissimi altri/e), vorrei stare davvero solo. S o l o. Solo in questa stanza. Con me, solo silenzio dalla umane vicissitudini e forse un po’ di musica. E invece no. Vado a mangiare e non posso cucinarmi qualcosa di caldo perché ho la Clerici e Magalli che tentano di fare la pizza. E vabbè. Ora c’è l’orso e Candy Candy che con la loro presenza mi danno un tremendo fastidio.

Sì, oggi sono odioso. E se può interessarvi, è da ieri che vorrei gridare la mia rabbia, spaccare qualche cosa contro qualcos’altro. Ma penso che andrò a dormire.

Questo è il mio pensiero di ieri, uguale a quello di oggi.

Si sperava una pioggia incessante all’alba.
Si sperava dell’affetto da ricevere.
Si sperava di non perdere tempo con altra gente. C’è chi fa lo scemo per non andare a fare la guerra.
Si sperava che quando la gente è incazzata per i fatti suoi, non si riversi prepotentemente sugli altri. Ma è una storia che va avanti da tanto tempo, con punte nella primavera passata.

Si sperava. Si spera che domani sia diverso.

Vado a preparare il caffè per domani mattina.

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