diario di un fannullone

13 dicembre 2006

cervo zoppo

Archiviato in: Di tutto, di più — nicola @ 2:57 am

Prima che arrivassero i nostri fratelli bianchi per fare di noi degli uomini civilizzati,non avevamo alcun tipo di prigione.Per questo motivo non avevamo nessun tipo di delinquente.Non avevamo serrature,nè chiavi e perciò,presso di noi non c’erano ladri.Quando qualcuno era cosi povero da non possedere un cavallo,tenda o coperta,allora egli riceveva tutto questo in dono.Noi eravamo troppo incivili per dare grande valore alla proprietà privata.Noi non conoscevamo alcun tipo di denaro e di conseguenza il valore di un uomo non veniva misurato secondo la sua ricchezza.Eravamo davvero messi male,prima che arrivassero i bianchi ed io non mi so spiegare come potevamo cavarcela senza quelle cose fondamentali che,come ci viene detto,sono cosi necessarie per una società civilizzata.

Cervo Zoppo (Tahca Ushte,uomo di medicina Sioux-Dakota)

10 dicembre 2006

Pablo, è morto anche lui!

Archiviato in: Di tutto, di più — nicola @ 11:32 pm

Nixon, Frei y Pinochet
hasta hoy, hasta este amargo
mes de septiembre
del año de 1973,
con Bordaberry, Garrastazú y Bancer,
hienas voraces
de nuestra historia, roedores
de las banderas conquistas
con tanta sangre y tanto fuego,
encharcados en sus haciendas,
depredadores infernales,
sátrapas mil veces vendidos
y vendedores, azuzados
por los lobos de Nueva Cork,
máquinas hambrientas de dolores
manchadas en el sacrificio
de sus pueblos martirizados,
prostituidos mecaderes
del pan y del aire americano,
cenagales, verdugos, piara
de prostibularios caciques,
sin otra ley que la tortura.
Y el hambre azotada del pueblo.
En algún lugar de Chile, 15 de Septiembre de 1973.

«//Nixon, Frei e Pinochet / fino ad oggi, a questo amaro / mese di settembre / dell’anno 1973 / con Bordaberry, Garrastazu e Banzer, / jene voraci / della nostra storia, roditori / delle bandiere conquistate / con tanto sangue e tanto fuoco / sazi nelle loro haciendas / predatori infernali / satrapi mille volte venduti / e traditori, aizzati / dai lupi di New York, / macchine affamate di sofferenze / lordate nel sacrificio / dei loro popoli martiri, / mercanti prostituiti / del pane e dell’aria americani, / ciarlatani, carnefici, stuolo / di cacicchi da lupanare, / senz’altra legge che la tortura / e la fame, sferza del popolo.//»).

Pablo Neruda

9 dicembre 2006

come quando

Archiviato in: Di tutto, di più, il giovane Holden — nicola @ 9:49 pm

A volte la giornata può cambiarti da un momento all’altro. Stamattina ero ancora con Peppino a Cassino, ora sono a casa, a Mola di Bari. Eppure, mi sento come quando da bambino, mi addormentavo sulla sedia, sognavo Pinocchio che saltava di qua e di là e a un certo punto cade, mi sveglio all’improvviso e mi sento quasi l’aria che avevo in corpo si fosse spostata all’esterno.
Sono preoccupato per Lei^_^.

7 dicembre 2006

Alla vita

Archiviato in: Di tutto, di più, il giovane Holden, poesia — nicola @ 10:41 am

Perché prima di partire, mi tornano in mente sempre questi versi. Forse è vero che la poesia è qualcosa di più, è Poesia, imprescindibile bugia, la più vera in assoluta, così beffarda che ritorna in noi sempre.
Sto partendo.

Alla vita
Amici ci aspetta una barca e dondola
nella luce ove il cielo s’inarca
e tocca il mare, volano creature pazze ad amare
il viso d’Iddio caldo di speranza
in alto in basso cercando
affetto in ogni occulta distanza
e piangono: noi siamo in terra
ma ci potremo un giorno librare
esilmente piegare sul seno divino
come rose dai muri nelle strade odorose
sul bimbo che le chiede senza voce.
Amici dalla barca si vede il mondo
e in lui una verità che precede
intrepida, un sospiro profondo
dalle foci alle sorgenti;
la Madonna dagli occhi trasparenti
scende adagio incontro ai morenti,
raccoglie il cumulo della vita, i dolori
le voglie segrete da anni sulla faccia inumidita.
Le ragazze alla finestra annerita
con lo sguardo verso i monti
non sanno finire d’aspettare l’avvenire.
Nelle stanze la voce materna
senza origine, senza profondità s’alterna
col silenzio della terra, è bella
e tutto par nato da quella.
Mario Luzi

5 dicembre 2006

49.

Archiviato in: Di tutto, di più, poesia — nicola @ 2:04 am

per preparare una poesia, si prende “un piccolo fatto vero” (possibilmente

fresco di giornata) : c’è una ricetta simile in Stendhal, lo so, ma infine

ha un suo sapore assai diverso: (e dovrei perderci un’ora

almeno, adesso,

qui, a cercare le opportune citazioni: e francamente non ne ho voglia):

conviene curare

spazio e tempo: una data precisa, un luogo scrupolosamente definito, sono gli ingredienti più desiderabili, nel caso: (item per i personaggi, da designarsi rispettando l’anagrafe:

da identificarsi mediante tratti obiettivamente riconoscibili) :

ho fatto il nome

di Stendhal: ma, per lo stile, niente codice civile, oggi (e niente Napoleone, dunque, naturalmente): (si può pensare, piuttosto, al Gramsci dei Quaderni, delle Lettere, ma condito in una salsa un po’ piccante: di quelle che si trovano, volendo, là in cucina, presso il giovane Marx) : e avremo una pietanza gustosamente commestibile, una specialità verificabile: (verificabile, dico, nel senso che la parola può avere in Brecht, mi pare, in certi appunti dell’Arbeitsjournal): (e quanto all’effetto V, che ci vuole, lo si ottiene con mezzi modestissimi): (come qui, appunto, con un pizzico di Artusi e Camadna) :

e

concludo che la poesia consiste, insomma, in questa specie di lavoro: mettere parole come in corsivo, e tra virgolette: e sforzarsi di farle memorabili, come tante battute argute e brevi: (che si stampano in testa, così, con un qualche contorno di adeguati segnali socializzati): (come sono gli a capo, le allitterazioni, e, poniamo, le solite metafore) :

(che vengono a significare, poi, nell’insieme:

attento, o tu che leggi, e mandi a mente):

Edoardo Sanguineti

3 dicembre 2006

da ora ci sarà sempre

Archiviato in: Di tutto, di più, filosofia — nicola @ 1:12 am

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