si prese con le mani
Si abbracciò come un amante, gettandosi nella tromba delle scale. Sibilò un “grazie” felinamente ironico poco prima che il suo cranio si fosse schiantato sull’ultimo gradino in marmo.
Si abbracciò come un amante, gettandosi nella tromba delle scale. Sibilò un “grazie” felinamente ironico poco prima che il suo cranio si fosse schiantato sull’ultimo gradino in marmo.
dal diario del giovane Holden
Per caso, mentre camminavo sul marciapiede, trovai un sasso e una foglia. Erano le tre di notte e nulla disturbava l’odore della notte. Presi in mano il sasso e la foglia e cominciai a squadrarli guardandoli da tutte le angolazioni. Pensai che fu una buffa combinazione il fatto che per convenzione chiamiamo quelle ‘cose’ con quei nomi anziché con altri; cambiarli ora sarebbe irrilevante, giacché ormai per tutti quei nomi fanno pensare a quei determinati ‘oggetti’. E quindi potrei inventare una nuova lingua, ma chi, oltre me, la studierebbe? Non certo quella gente che vorrei mi capisse. Ed ecco qua, il senso delle parole. C’era un tempo in cui io stesso facevo attenzione ad ogni parola che utilizzavo, con passo lento studiavo le sue sfumature, i suoi contorni, i suoi colori. Ora no. Parlo e straparlo senza filtro. Ora. Ora che sono solo con una pietra e una foglia in mano. La pietra era larga quanto la foglia, ma questa era nettamente meno spesso di quella. Ed ecco qua, il senso della misura. Un’altra convenzione.
Strappai la foglia con la pietra, che infine lanciai lontano. Si frantumò anch’essa schiantandosi contro l’asfalto sporco. Ed ora? Nuovi sensi, nuove convenzioni. Cosa succede quando l’oggetto delle nostre parole, da avere prima una forma e una sostanza ben definita da una convenzione, ha ora tutt’altra forma e tutt’altra sostanza? Nuovi sensi, nuove convenzioni. Un gatto cominciò a miagolare, e coprì il rumore degli elicotteri che in quel momento stavano volando nel cielo nero. Il gatto miagolò fino a me, lo accarezzai ma mi graffiò coi suoi artigli alla mano sinistra.
Nuovi sensi, nuove convenzioni.
Anche quel gatto aveva un senso della misura e un senso delle parole uguali ai miei, ma un’altra convenzione
dal diario del giovane Holden
Col suo sguardo mi stava stuprando, e sentii subito il bisogno di correre via lontano. Per lasciarmi alle spalle quello sguardo, quel suo sguardo che non faceva altro che fissarmi. Non so come, ma riuscii a stento a liberarmene e corsi subito via, con gli occhi chiusi ma umidi. Mi riparai all’ombra di un ciliegio prematuramente in fiore, quando mi sorprese un leggero maestrale. Aperti gli occhi, sentii un brivido scorrermi lungo le braccia. Mi accasciai per terra, riscaldandomi sfregandomi le mani sul corpo, raggomitolando su me stesso schizofreniche parole. Uno specchio davanti a me, un’enorme specchio rifletteva il mio volto, occhi verdi spalancati, sopracciglia inarcate, mani, le mie, che mi schiaffeggiavano con inusitata violenza, e con veemenza gridai la mia pazzia. Mi hanno stuprato un’idea.

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