diario di un fannullone

10 novembre 2007

Piove e non riesco a godermi il momento

Archiviato in: il giovane Holden — nicola @ 1:37 am

Piove e non riesco a godermi il momento. Mi sento imprigionato, ma in prigione non sono. Quant’è brutto questo autunno, lui solo lo sa. Sento un peso dentro di me che non vuole andare via. Non voglio dormire, non voglio svegliarmi, vorrei sognare di essere ancora un ragazzino di diciassette anni per poter ancora cambiare alcune cose della mia vita. E finché non mi renderò definitivamente conto che il passato si può ignorare ma mai cambiare, rimarrò a piangermi addosso.

Ma domani devo svegliarmi presto, farmi la doccia, ricucire la borsa. Prendere almeno due libri, l’agenda, una penna e una matita. E non mi va. Perché passerò per forza di cose davanti a uno specchio, mi guarderò, amerò il mio sguardo barbasfatta-occhiverdi-capellidisordinati visto di profilo, e un lampo mi sorprenderà più debole di ieri sul mio domani.

3 novembre 2007

dormire?

Archiviato in: il giovane Holden, pensieri in libertà — nicola @ 4:00 am

E perché? Rigirarsi nelle fredde coperte mormorando parole senza senso ascoltando la voce nel sonno dei coinquilini per fare cosa?

Vuoi sapere una cosa? Ti stai prendendo troppo sul serio, e non va bene. E sorridi un po’, di poetucoli tristi e ammaestrati ne abbiamo sin troppi. Ne vorremmo uno allegro, che racconti barzellette soprattutto quelle sporche con l’immancabile Pierino. E invece no, ti prendi una birra e te ne stai seduto là, a fissare i muri. Hai finito la “Poetica” di Aristotele, che ti ha divertito. Quando dovevi studiarla non sembravi così divertito e invece ora fai queste cose per “diletto”…

Stai leggendo le “Lettere dal carcere” di Antonio Gramsci, per sembrare intellettuale agli occhi degli sprovveduti. Ma lo sappiamo, stai cercando solo di poter copiare delle belle frasi che il sardo scrisse alla cognata Tatiana sperando di sognare che sia tu a dirgliele.

Hai una pila di libri che proteggono la scrivania del computer dalla polvere. Tra tre minuti sono le quattro di mattina. Ripensi a quei quindici minuti di stasera che ti hanno cambiato la serata. Ripensi a quanto ti sei comportato male, ma te ne fai una ragione e alla fine ti dai anche ragione.

D’altronde, io e te chi siamo? Forse sei cambiato sul serio, in peggio.

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