diario di un fannullone

29 febbraio 2008

madre

Archiviato in: il giovane Holden, pensieri in libertà, poesia, politica — nicola @ 5:57 pm

Madre

Madre, sto per partire,
non temere per me,
ho pane e acqua quanto basta
e la mia foto (di me non più glabro)
nella tua tasca riposa.

Saluta i miei fratelli
ormai restii a tracciare un abbraccio
o
un saluto;
fallo tu per me.

Mi insegnasti disciplina e fedeltà,
uguaglianza e amore,
mi hai fatto odiare
l’abulia, il parassitismo,
la vigliaccheria
nello sminuire l’avversario.

Madre, la verità
è
rivoluzionaria,
e per questo fa male.

(Cosa importa se
questo carcere ideale
mi è stato costruito attorno
da burocrati menzogneri
o se ci sono
entrato,
illudendomi?)

Quanti dispiaceri, Madre,
ma stanne certa,
non è colpa tua
se i fratelli non mi vogliono
in casa
né parlano di me.

Il tempo
e
mille vite
avranno l’ingrato
compito
di alzare
o
abbassare un pollice.

A te, carissima mamma,
un più tenero abbraccio.

2 commenti »

  1. Vi riskas multege, kara amiko. Vi devigas vian patrinon porti tro grandan pezon. Shi ja deziras, ke
    chiuj shiaj familianoj estu felichaj kaj vivu la tagojn en harmonio. Klopodu esti iomete pli pacama
    kaj amikiga ankaù rilate al viaj fratoj.
    Bondezirojn!
    Luigia

    Comment di Luigia Oberrauch — 25 marzo 2008 @ 7:10 am

  2. Ho kara Luigia, ne zorgu, mia patrino ne havas tian pezon. La patrino de la poemo estas nur metafora :-)

    Comment di nicola — 25 marzo 2008 @ 11:02 pm

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