madre
Madre
Madre, sto per partire,
non temere per me,
ho pane e acqua quanto basta
e la mia foto (di me non più glabro)
nella tua tasca riposa.Saluta i miei fratelli
ormai restii a tracciare un abbraccio
o
un saluto;
fallo tu per me.
Madre
Madre, sto per partire,
non temere per me,
ho pane e acqua quanto basta
e la mia foto (di me non più glabro)
nella tua tasca riposa.Saluta i miei fratelli
ormai restii a tracciare un abbraccio
o
un saluto;
fallo tu per me.
Ricordi la girandola in terrazza?
Stanotte l’ho vista giocare e
suonare con un vento che migrava
verso est, assieme al mio respiro
sempre più grave, mentre a torso nudo
ho cavalcato una domanda,
baciato un ideale, stuprato un sogno
ricorrente e riletto Majakovskij.
Non ricordo nemmeno da che album è tratta, però voglio condividerla con voi.
Di Enzo Del Re, detto Carvà un (carbone).
La repubblica è fondata
sul lavoro
viva il lavoro
non importa quale
non importa dove
non importa come e con chi e perché.
Io c’ho il problema da sopravvivenza
faccio caroselli,
mitra, manganelli,
faccio caroselli
come i poliziotti,
mitra, candelotti
contro gli studenti,
contro gli operai
contro chi si batte per la libertà .
(2 volte)C’è troppa gente in giro che c’ha
il problema da sopravvivenza,
ma non si ribella
e continua a sopravvivere dentro la merda.
Forse saprai che la peonia è di Jeannin, l’altea appartiene a Quost, ma il girasole è in qualche modo mio …” -
(V. van Gogh in una lettera al fratello Theo, gennaio 1889 - vedi)
Penso che mi sto innamorando di nuovo
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Copiato dal blog del compagno Francesco, mi faccio gli auguri con uno dei tanti testi di un grande intellettuale la cui cognata aveva il nome più bello in assoluto.
Odio gli indifferenti
Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva; e la massa ignora, perché non se ne preoccupa: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferentiAntonio Gramsci, 1917
(23:43:00) Nicola |: sto leggendo pasolini… non so proprio come tu faccia a considerarlo un qualunquista
(23:44:42) IntelligenzaAutogestita: no
aspetta. forse qualunquista è una parola sbagliata. intendo dire che
Pasolini, secondo me, a volte pecca di una certa superficialità di analisi.
Io credo, lo credo profondamente, che il vero fascismo sia quello che i sociologhi hanno troppo bonariamente chiamato «la società dei consumi». Una definizione che sembra innocua, puramente indicativa. Ed invece no. Se uno osserva bene la realtà, e soprattutto se uno sa leggere intorno negli oggetti, nel paesaggio, nell’urbanistica e, soprattutto, negli uomini, vede che i risultati di questa spensierata società dei consumi sono i risultati di una dittatura, di un vero e proprio fascismo.
PPP

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