diario di un fannullone

Il pianoforte

nicola

Uscì Tobia in cerca di uno pratico della strada
che lo accompagnasse nella Media.
Uscì e si trovò davanti l’angelo Raffaele,
non sospettando minimamente che fosse
un angelo di Dio.
Tobia 5,4

Giovanna era seduta sulla panchina della stazione del paese. Stava leggendo un libro, come era solita fare. Le piaceva molto leggere, essendo fermamente convinta che la lettura offriva un mondo nuovo, inesplorato, sempre pieno di sorprese. Ma non era serena, perché sapeva che dopo due giorni avrebbe dovuto dare la prova d’ingresso al conservatorio e non era sicura di suonare veramente bene. Ogni tanto fermava la lettura del libro e muoveva le mani nell’aria come se stesse realmente suonando il piano; e ogni volta, ripetutamente si bloccava…
“Non ce la farò mai…” si fermava e singhiozzava… malgrado non piangesse, era triste ed era certa che non avrebbe mai superato quella prova.
Fattasi una certa ora, Giovanna si alzò e si incamminò verso la scuola dove poteva esercitarsi sul pianoforte. Salite le scale, entrò nel grande salone vuoto. Ad attenderla, vi era solo un pianoforte.
Si sedette lentamente e appoggiava con delicatezza le dita sulla tastiera. Cominciò la melodia che aveva scelto, ma si arrestava sempre poco prima della fine: lì le si manifestò il pezzo sì più bello, ma il più difficile da eseguire. Giovanna si fermò… vide la sua immagine riflessa sul legno lucido del pianoforte e si passò una mano sui capelli e sospirò. Scosse la testa, ma mentre stava chiudendo il libro, le si avvicinò un uomo:
“Ragazzina, perché ti sei fermata?”
Era, quell’uomo, un bidello di quella scuola; Giovanna si sorprese molto poiché era la prima volta che un uomo le si avvicinava con uno sguardo così penetrante.
“Ragazzina, stavi suonando benissimo, perché ti sei fermata?”
Giovanna odiava mettere in mostra le proprie debolezze, ma lo sguardo presente in quell’uomo le ispirava una certa fiducia:
“Non riesco a superare un pezzo… è troppo difficile per me…” disse con una voce flebile
“Difficile hai detto? che pezzo è?”
A questa domanda Giovanna si stupì ulteriormente “che ne può sapere un bidello di musica? magari non ha neanche la licenza elementare…” pensava tra sé e sé, ma il sorriso sulle labbra del bidello le fece scomparire quei dubbi.
“Ecco, questo è il pezzo” fece Giovanna, indicando il pezzo con l’indice della mano destra.
Il bidello sorrise nuovamente. Mentre Giovanna stava per rimettere il libro sul leggio, quell’uomo aveva già messo le proprie dita sulla tastiera e aveva suonato perfettamente il brano.
“Ma…” Giovanna rimase stupita per l’ennesima volta
“Suvvia, non è poi tanto difficile!”
Giovanna era meravigliata: il bidello aveva eseguito il pezzo nonostante lo avesse appena visto.
Il bidello sorrise nuovamente: “Vieni vicino a me; posa le tue dita sulle mie e impara l’andamento”
Giovanna si avvicinò al bidello, sempre più incredula e confusa; si sedette sulle sue gambe con un po’ di incertezza e timore, e poggiò le sue dita su quelle dell’uomo. L’uomo suonava con gli occhi chiusi e la bocca leggermente aperta: sembrava che dalle sue labbra uscisse la melodia; Giovanna, invece, reggeva a malapena il passo, poiché quello era un brano estremamente veloce e complicato. Però, notò sin da subito che le risultava meno complicato, grazie all’aiuto di quello sconosciuto.
Alla fine dell’esecuzione, Giovanna si voltò verso l’uomo, e questi le sorrise.
“Vuoi provare tu da sola?”
Giovanna un po’ incerta poggiò le sue dita sulla tastiera e cominciò l’esecuzione. Al momento del pezzo difficile, però, le venne spontaneo di chiudere gli occhi, di fidarsi delle sue dita che scivolavano da un’ottava ad un’altra. Il brano le riuscì. Contentissima si alzò e abbracciò quell’uomo, mentre le cadevano lacrime di gioia
“Grazie, grazie!! Ma lei chi è?”
“Mi chiamo Raffaele, Giovanna”
“Come fa a sapere il mio nome?”
“Giovanna, Giovanna… sono il custode di questa scuola da più di dieci anni e non ti sei mai accorta di me?”
“Beh… veramente no…”
“Non ti preoccupare… non sei la sola… ci si ricorda sempre e solo di persone importanti… professori, presidi… ma mai di bidelli o dei custodi… non ti preoccupare, ragazzina - nel frattempo le accarezzava il volto - è normale che non vi ricordiate di me… di noi… comunque… in bocca al lupo per la prova di dopodomani”
Finito di parlare, Raffaele estrasse dalla tasca un fazzoletto di carta pulito e asciugò il viso di Giovanna. Lei gli sorrise, prese le sue mani e l’abbracciò nuovamente.
Giovanna uscì da quella scuola con la consapevolezza di poter riuscire a superare quella prova. Era estremamente felice, e sentiva un fuoco nuovo dentro di sé.
Due giorni dopo superò brillantemente la prova. Era così contenta che il suo primo pensiero fu quello di andare a ringraziare immediatamente Raffaele. Giunta alla scuola, salì repentinamente per le scale, ma non riuscì a trovarlo. Trovò solo una donna che lavava per terra.
“Mi scusi, sa dove posso trovare Raffaele, il custode di questa scuola?”
“Mio marito è morto due giorni fa…”
Improvvisamente Giovanna fu scossa nell’apprendere la notizia…
“Suo marito…. è morto?”
“Sì, ragazzina, un infarto improvviso… ieri c’è stato il funerale”
“Non lo sapevo… ma non ho visto neanche un manifesto qui fuori… come mai?”
“A chi importa la morte di un custode, ragazzina?” la donna si appoggiava sulla mazza
“A me importava da due giorni a questa parte…” e scoppiò in lacrime
“Via via…” la donna le si avvicinò, estrasse un fazzoletto di carta pulito e le asciugò il viso.
“Signora, suo marito era un angelo”
“Sì, ragazzina… era realmente un angelo…”
Le due donne si abbracciarono a lungo, e dopo un sospiro Giovanna disse:
“Signora, le posso suonare un pezzo?”
“Adoro la musica, ragazzina… certo che puoi suonarlo”
Giovanna si sedette e le sue dita volavano sulla tastiera. Suonò tenendo tutt’e due gli occhi chiusi, mentre la sua bocca era intenta a mimare il suono in silenzio. La donna stava in piedi, con gli occhi chiusi.
“Sai ragazzina… questa musica mi ricorda molto mio marito. E anche tu stavi suonando come lui”
Giovanna le sorrise, si alzò e, presa la mazza, aiutò la signora a lavare per terra.

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