Sogno #5 Pugno
Non vi sono fatti,
ma solo interpretazioni
Friedrich Wilhelm Nietzsche
Il campanile della chiesa aveva già scoccato la mezzanotte quando mi infilai nel mio solito caffè per bere un bicchiere d’assenzio. L’avevo già provato altre volte, e malgrado sapevo che era totalmente differente da quello che si beveva cento anni fa, ripetevo quel rituale quasi ogni sera.
La ragazza del bar ormai si era abituata. Non sapeva affatto il mio nome, sapeva però che ogni volta che entravo, alzavo il pugno della mano destra con l’indice messo fuori e
“Un assenzio”
lei sapeva cosa fare.
La ragazza come al solito sorrideva. Sorrideva anche quella sera. Mi aveva già preparato il bicchiere di vetro e affianco il piattino con lo zucchero e cucchiaino che danno in dotazione.
Lei mi versava l’assenzio compiaciuta, con quello sguardo che solo una donna sa fare, ma che a richiesta non saprebbe mai ripetere. Io, da parte mia, le ricambiai il sorriso, come sempre, senza mostrare i denti.
zucchero sul cucchiaino non troppo come l’altra volta solo quanto basta ecco così va bene ché se si brucia troppo è troppo dolce
Immersi il cucchiaino nel liquido, agitando velocemente e togliendolo con la stessa rapidità. Feci tintinnare come mia abitudine il cucchiaino sul vetro, e lo poggiai sul piattino. Afferrai il bicchiere con la mano che è secondo me predisposta da ancestrali motivi al bere: la sinistra. Forse perché la destra nel frattempo è impegnata a scrivere…
Quando si beve è bello chiudere gli occhi. Un po’ come quando ci si bacia con il proprio partner, cominci a immaginarti tutto un altro mondo, vedi un laghetto con delle nimfee e delle nimfe che si fanno il bagno e che ti invitano a divertirsi con loro, mentre da qualche parte c’è sempre un satiro che suona un flauto.
Bere è come dare un bacio, si finisce delicatamente, aprendo gli occhi soddisfatto, allontanando lentamente le labbra dal bicchiere per sentire ancora un po’ il sapore di quel bacio.
La ragazza del bar mi guarda. Sorrideva ancora mentre le pagavo il conto, ma come sempre non mi ha salutato quando stavo per uscire. Non si saluta mai uno che si sente a casa propria mentre non lo è.
Stavo per uscire, quando un ragazzo sui vent’anni mi ha fermato:
“Sei tu Nicola Ruggiero?”
“Sì”
La esse sibilava ancora quando ho ricevuto un pugno nello stomaco da parte di quello sconosciuto.
Ma l’assenzio cominciava a fare effetto.
“Hai paura di dire la verità?”
“Cos’è la verità? Non esiste, è una sporca invenzione di voi perseguitori delle menzogne”
“Dicci tutto quello che sai”
“Quello che so non ha alcuna importanza per voi”
“Hai paura, non è così?”
Lo sconosciuto si mise d’impegno. Dopo il pugno allo stomaco, mi diede un destro sul volto.
“La tua è solo un’overdose di società… vedrai che tornerai strisciando e implorando di poter rientrare”
“Non accadrà… non ho avuto alcuna overdose io!”
“Adesso non capisci… ma dopo dirai: avevate ragione!”
“La ragione non è vostra!”
“Dopo capirai… e te ne pentirai”
Gancio sinistro. Lo sconosciuto mi riempiva di cazzotti di fronte alla ragazza che non sapeva cosa fare, assieme al padrone che non riusciva a fermare quel ragazzo.
“Hai paura di perdermi?”
“Sì… ed è grande…”
“Ma perché non credi nel futuro?”
“Perchè ho bisogno di ogni giorno per poter stare sereno, e il futuro non mi dà alcuna certezza”
“…”
“Mi ami?”
“Sì… credo”
Di nuovo un pugno nello stomaco. La gente si accalcava nel bar, qualcuno provava a fermare quella furia, ma nessuno ci riusciva. Tutti erano stupiti non tanto della violenza con la quale il ragazzo mi picchiava, quanto dalla mia assoluta passività.
“E adesso in cosa credi?”
“Suppongo in nulla…”
“E pensare che io mi ero veramente innamorata… perché ridi?”
“Scusa, è più forte di me”
“Perché? cosa ci trovi di tanto comico?”
“Mi hai detto che ti sei innamorata… ma te l’ho detto… non credo più in niente adesso…”
“Sei cambiato, sai?”
“Cambiamo in ogni momento, sai?”
“Sì, ma tu stai peggiorando”
“E cosa aspetti a farlo? Fallo”
“Odio quando sai già cosa penso”
“Non è difficile con te”
“Eppure fino all’anno scorso non eri così… cosa t’è successo? Possibile che tu non creda in niente?”
“Forse in qualcosa credo… ma non riesco a dirlo”
“Provaci lo stesso”
“Non ci riesco…”
“Nik, sembra che la Terra, sai, continui nei suoi giri, eppure ruota in mezzo al nulla, eppure gira senza sosta attorno al sole, il grande disco giallo. Il sole come sempre dà i suoi raggi che sia coperto da nuvole nere, che ci sia vento da nordest o sud continua sempre, come fosse niente. La luna sorge sempre, e da rossa il passo è breve ed eccola che gialla diventa, pur di luce a lei riflessa continua a far innamorare tanti e tanti a far piangere per amore. Malgrado tutto, anche Vita vive…”
“No. Ho paura…”
“Ma di cosa?”
“Di soffrire…”
“Devi rialzarti… adesso… scruta in te stesso… vedi ciò che hai e ciò che senti di essere!”
“Non sono niente… non sono nessuno…”
Un abbraccio.
“Davvero?”
Silenzio.
“Credo… Credo di poter cambiare il mio destino… vivendo e non esistendo… so delle mie capacità… voglio rialzarmi. Adesso”
Con quel pugno allo stomaco mi aveva messo con le spalle al muro. Mi stava per sferrare un gancio destro quando il mio sinistro lo stava aspettando sotto il suo mento. Era stato così forte che andò a battere la testa sul tavolino più lontano, svenendo.
La ragazza del bar mi guardava esterrefatta. Non sapeva che dire.
“Me ne dai un altro?”
“Sei una botola piena di sorprese e suggestive attrazioni, Nik!”
“Sì, ma non dirlo in giro”

