diario di un fannullone

XVIII - Il tuo alfabeto

nicola

Son certo che se un giorno ti chiedessi
su ciò che provi non faresti altro
che dimostrarlo piuttosto che dirlo,
se non con l’alfabeto silenzioso.

Mi rendo conto di restare immobile
davanti alle parole senza suono
che escono da te: io invece tante
volte ho scritto sul vento che ti amo,

scolpito sulle note di quel Gershwin
la tua mancanza, ma tu parli d’altro
in altra maniera; quando mi respiri

vicino, consonanti sono i gesti
delle tue mani fra i capelli miei,
e i baci la più pura eufonia.

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